ORA DI PREGHIERA DEL 21 GENNAIO 2010: ADORAZIONE A TABERNACOLO CHIUSO
Gesù è la Pace. Deponiamo in Lui ogni affanno, ogni problema e preoccupazione, affidiamoci al Suo Amore Misericordioso e lodiamo il Suo Santo Nome: canto e preghiera di lode.
Coroncina della Divina Misericordia, canto :Gesù io credo in Te e preghiere di intercessione e liberazione.
Invocazione allo Spirito Santo con preghiere e canto.
Lettura e meditazione sull'adorazione al Santissimo dal dal Diario di Santa Faustina, pag.743/4 nn. 1419/20.
Adorazione e canto finale: Signore, sono qui ai tuoi piedi.
domenica 23 gennaio 2011
mercoledì 19 gennaio 2011
lunedì 20 dicembre 2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 17 DICEMBRE 2010-
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 17 DICEMBRE 2010- Essere figli del Padre. Così ci siamo lasciati l’ultimo incontro, questo il desiderio di Santa Faustina. Vediamo cosa ci dice Gesù in merito, e leggiamo sempre alla luce della Divina Misericordia il capitolo 4 dal vangelo di S.Giovanni, versetti 1-42. La chiave di lettura che useremo è la parola “battesimo”, con la quale Giovanni inizia la narrazione dell’episodio della samaritana. Giovanni fa subito una netta distinzione tra ciò che opera Gesù e ciò che è in quel momento affidato ai discepoli, e che consisteva in loro nell’annuncio dell’avvento del Regno, in un forte richiamo di purificazione e conversione di vita, così come operava il Battista per preparare la strada alla venuta e ormai alla manifestazione in atto de "l'atteso dalle genti”, del Messia, del Salvatore. Per capire l’ottica in cui si svolge la vicenda andiamo a rileggere la parte finale del capitolo 3, in cui Giovanni Battista proclama.” Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.” Giovanni evangelista comincia il quarto capitolo su questa premessa, con Gesù perseguitato dai farisei in viaggio verso la Galilea e di passaggio per la Samaria. E’ in questa prospettiva che possiamo comprendere l’importanza del luogo, cioè un pozzo, dove la Misericordia incontra il peccato in una donna della Samaria. E’ qui che Gesù opera il battesimo,il Suo battesimo. Non usa l’acqua del pozzo, ma l’acqua della Misericordia del Suo Spirito per rendere cosciente la donna della sua situazione di peccato. Usa quell’Acqua Viva che diventerà sorgente di Vita anche per tutto il resto della popolazione di Sicar che la donna, lasciata la sua brocca, e la sua acqua, andrà a chiamare. Ora quello non era “un” pozzo, ma “il” pozzo che Giacobbe aveva lasciato in eredità al prediletto figlio Giuseppe.Nella sua profondità si cela la storia del popolo ebraico in viaggio con il Signore della Storia e della storia personale di ciascuno dei suoi figli. Vediamo in questa figura di amore tra Israele e Giuseppe, tra padre e figlio, Il Padre e Gesù. Anch’Egli è il Figlio prediletto. Unigenito. Anche’Egli sarà tradito, ma il Padre lo risusciterà e sarà causa di salvezza non solo del suo popolo, come Giuseppe lo fu del suo, quando venne la carestia, ma di tutti i popoli, di tutti i suoi fratelli, perché in Lui tutti siamo diventati figli del Padre. Giuseppe era non solo un giusto:la sua caratteristica principale si rivela al culminare della sua vicenda nell’incontro con i fratelli che tanto male gli avevano arrecato: Giuseppe perdona. Non a caso Gesù è presso quel pozzo. Giuseppe, figura di uomo giusto e misericordioso, insieme alla capacità, dono di Dio, di interpretare i sogni, ci rimanda ad un altro Giuseppe, il padre putativo di Gesù, che, uomo di misericordia, non voleva, pur nella terribile scoperta di vedere la sua sposa, Maria, incinta, che fosse lapidata. E chi ha misericordia viene, sì, provato, come gli antichi Giuseppe, ma sempre riceve guida da Dio. Non a caso il primo Giuseppe ereditò il pozzo, cioè l’acqua senza la quale non c’è possibilità di vita. Ecco Gesù, che battezza in Spirito Santo, venuto a darci quella sorgente che zampilla in eterno, la Sua Vita, per mezzo dello Spirito, perché è la Misericordia che sulla croce ha perdonato. Ed il secondo Giuseppe, anche lui con un dono riguardante i sogni, eccolo custode di Colei che darà alla luce Colui che prenderà su di Sé il peccato del mondo e lo vincerà col Suo Sangue, purificando i peccatori nell’Acqua e distruggendo il male nel Fuoco dello Spirito. Giuseppe fu il santo che credette e obbedì, proteggendo il Pozzo che conteneva l’Acqua della Vita, proteggendo la Vergine e il piccolo Gesù che accettò quale Figlio di Dio nel silenzio del suo sacrificio di uomo. Credette e obbedì a Dio. E questo atteggiamento è proprio quello richiesto da Giovanni Battista, sempre alla fine del terzo capitolo, che, continuando la descrizione del Cristo quale datore senza misura dello Spirito, aggiunge: “Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita ma l’ira di Dio incombe su di lui.”
La Misericordia del Padre manda il Figlio a proferire le Sue Parole e a donare lo Spirito, perché “immersi” (questo significa essere “battezzati”) nel Suo Amore possiamo riconoscere i nostri peccati e accettare il Suo perdono nella Sua Azione Paterna di salvezza. Essere battezzati nello Spirito significa entrare in comunione con Lui per mezzo di Gesù. Significa aprirsi alla comprensione trinitaria di tutto ciò che ci circonda e ci compete, e ci dà la capacità, nella conoscenza della Volontà Divina, di discernere ciò che viene da Dio da ciò che non viene da Lui; ci fa attenti a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, affinchè possiamo vivere, come i Giuseppe della storia della salvezza, come Gesù, nella sua obbedienza ed amore, nella sua natura umana di figlio, al Padre, quali veri figli, quali veri adoratori del Padre. Quanto espone così sinteticamente il Battista è ciò che Gesù ci propone,ed è ciò che consegue in noi in ogni scelta della nostra vita in rapporto alla conoscenza e all’esperienza personale di tale amore paterno riversato su di noi da Gesù che viene, come ci ricorda anche questo Natale, ad annunciarci e a donarci. O crediamo, o non crediamo. O obbediamo, o non obbediamo. Possiamo scegliere fra bene e male, così come Dio ce lo insegna, e non come lo decidiamo noi, come la samaritana che aveva avuto 5 mariti e nel suo popolo adorava un Dio “separato”, sul loro monte. Possiamo riconoscere i nostri peccati secondo la Parola di Dio e accettando la Sua Misericordia cambiare ciò che è a Lui sgradito, e lasciarci, liberati dal Suo Amore, inondare il cuore e la vita di pace e di gioia che nessuno potrà mai toglierci; oppure possiamo scegliere di rifiutare la Verità, continuando a vivere con la nostra piccola brocca e la nostra poca acqua, sapendo, però, Giovanni Battista ci avvisa, che dovremo poi affrontare la Sua Giustizia. Il dialogo iniziato da Gesù è la Misericordia che tende la mano. Gesù vuole salvarla, questa donna, ed è la parola “acqua” che il Signore usa per battezzarla, immergerla in quel Fuoco che è Luce dei cuori, che lava ciò che è sordido, che drizza ciò che è sviato e senza il quale nulla è senza colpa. L’immerge nella verità della sua situazione materiale e spirituale. Gesù le parla riconoscendo in lei una figlia del Padre e quale Messia, come a lei si rivela, le spiega che il Padre vuole essere adorato in Spirito e Verità. Non in un luogo,su un monte, o in una città. Il Padre cerca non vuote regole o esteriori liturgie, ma figli. Ovunque ci siano figli, c’è un padre, tanto più Colui che ha voluto farsi chiamare “Padre nostro”: “il” Padre, che attende a braccia aperte il loro, il nostro amore. Questo dice Gesù alla samaritana. Mostra un Dio alla ricerca di Figli dal cuore colmo di misericordia, figli immersi nel Suo Spirito che vivano coerentemente nella Verità delle sue Parole alla Luce della Sua Parola: Gesù.
Andiamo anche noi al pozzo di Sicar, al pozzo di Giuseppe. Ringraziamo Gesù che tanto ha sofferto per noi, così come per la conversione di quella donna e di quella popolazione pur stanco del viaggio, offre al Padre il suo digiuno perché si compia la Sua Volontà; e rende consapevoli i suoi discepoli che il grosso del lavoro, la semina, in questo caso, l’ha fatta Lui; ma che insieme gioiranno “chi semina e chi miete” ossia Lui coi suoi discepoli, perché verranno, quelli di Sicar, e non più per le parole della donna, ma per quelle del Padre; crederanno in Lui, il Figlio del Padre; e avranno la Vita Eterna.
La Misericordia del Padre manda il Figlio a proferire le Sue Parole e a donare lo Spirito, perché “immersi” (questo significa essere “battezzati”) nel Suo Amore possiamo riconoscere i nostri peccati e accettare il Suo perdono nella Sua Azione Paterna di salvezza. Essere battezzati nello Spirito significa entrare in comunione con Lui per mezzo di Gesù. Significa aprirsi alla comprensione trinitaria di tutto ciò che ci circonda e ci compete, e ci dà la capacità, nella conoscenza della Volontà Divina, di discernere ciò che viene da Dio da ciò che non viene da Lui; ci fa attenti a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, affinchè possiamo vivere, come i Giuseppe della storia della salvezza, come Gesù, nella sua obbedienza ed amore, nella sua natura umana di figlio, al Padre, quali veri figli, quali veri adoratori del Padre. Quanto espone così sinteticamente il Battista è ciò che Gesù ci propone,ed è ciò che consegue in noi in ogni scelta della nostra vita in rapporto alla conoscenza e all’esperienza personale di tale amore paterno riversato su di noi da Gesù che viene, come ci ricorda anche questo Natale, ad annunciarci e a donarci. O crediamo, o non crediamo. O obbediamo, o non obbediamo. Possiamo scegliere fra bene e male, così come Dio ce lo insegna, e non come lo decidiamo noi, come la samaritana che aveva avuto 5 mariti e nel suo popolo adorava un Dio “separato”, sul loro monte. Possiamo riconoscere i nostri peccati secondo la Parola di Dio e accettando la Sua Misericordia cambiare ciò che è a Lui sgradito, e lasciarci, liberati dal Suo Amore, inondare il cuore e la vita di pace e di gioia che nessuno potrà mai toglierci; oppure possiamo scegliere di rifiutare la Verità, continuando a vivere con la nostra piccola brocca e la nostra poca acqua, sapendo, però, Giovanni Battista ci avvisa, che dovremo poi affrontare la Sua Giustizia. Il dialogo iniziato da Gesù è la Misericordia che tende la mano. Gesù vuole salvarla, questa donna, ed è la parola “acqua” che il Signore usa per battezzarla, immergerla in quel Fuoco che è Luce dei cuori, che lava ciò che è sordido, che drizza ciò che è sviato e senza il quale nulla è senza colpa. L’immerge nella verità della sua situazione materiale e spirituale. Gesù le parla riconoscendo in lei una figlia del Padre e quale Messia, come a lei si rivela, le spiega che il Padre vuole essere adorato in Spirito e Verità. Non in un luogo,su un monte, o in una città. Il Padre cerca non vuote regole o esteriori liturgie, ma figli. Ovunque ci siano figli, c’è un padre, tanto più Colui che ha voluto farsi chiamare “Padre nostro”: “il” Padre, che attende a braccia aperte il loro, il nostro amore. Questo dice Gesù alla samaritana. Mostra un Dio alla ricerca di Figli dal cuore colmo di misericordia, figli immersi nel Suo Spirito che vivano coerentemente nella Verità delle sue Parole alla Luce della Sua Parola: Gesù.
Andiamo anche noi al pozzo di Sicar, al pozzo di Giuseppe. Ringraziamo Gesù che tanto ha sofferto per noi, così come per la conversione di quella donna e di quella popolazione pur stanco del viaggio, offre al Padre il suo digiuno perché si compia la Sua Volontà; e rende consapevoli i suoi discepoli che il grosso del lavoro, la semina, in questo caso, l’ha fatta Lui; ma che insieme gioiranno “chi semina e chi miete” ossia Lui coi suoi discepoli, perché verranno, quelli di Sicar, e non più per le parole della donna, ma per quelle del Padre; crederanno in Lui, il Figlio del Padre; e avranno la Vita Eterna.
LA RESPONSABILE
sabato 11 dicembre 2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 10-12-2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 10-12-2010
Dal Diario di S. Faustina, p.427, nn.668-669: riflessioni.
Dal Diario di S. Faustina, p.427, nn.668-669: riflessioni.
..."figlia del Padre Celeste...". Essere figlia del Padre, questa è l'ispirazione della Santa che vogliamo fare nostra. I brani letti ci mostrano quali sentimenti vivono nel cuore dei Santi, ed è sul loro esempio che vogliamo instradarci perchè sia illuminato il nostro cuore e possiamo cominciare a vivere con pienezza in noi la Misericordia Divina. Ascoltare un Dio vivo che sulla croce ha vissuto le nostre sofferenze e ci dice: non siete soli, Io Sono con voi, Io ho affrontato ogni dolore per voi per donarvi la Mia Vittoria. Tocca a noi fissare lo sguardo su Gesù con umiltà, e, come santa Faustina, quando siamo oppressi da un dispiacere, ricorrere e Lui e nel silenzio adorarLo. ContemplandoLo, dimentichiamo noi stessi e così saremo in grado di notare la bontà di Gesù e desiderare anche noi di essere buoni. Tocca a noi offrirci alla Volontà del Padre perchè la nostra vita quotidiana abbia in sè nell'obbedienza alla Parola il senso compiuto dell'autenticità della nostra figliolanza che Gesù ci ha conquistato con la Sua passione, morte e resurrezione. Tocca a noi aprire il nostro cuore alla commozione dell'ascolto di Gesù che ci parla, se glielo consentiamo, facendo tacere in noi tutte le altre voci e occupazioni che ci distraggono e che ci portano spesso lontano, molto lontano da Lui. Rispolveriamo la pratica decisa delle 7 virtù che la chiesa ci offre, le teologali appoggiate saldamente sui pilastri delle cardinali, affinchè fede, speranza, carità, siano ben basate su prudenza giustizia, fortezza e temperanza: virtù, queste ultime quattro, che non si conquistano senza lottare di randello e di spada contro noi stessi, per resistere alla carne, al mondo, al maligno, come è così ben raffigurato nelle quattro formelle inferiori di una delle porte di accesso del Battistero di S. Giovanni. Essere figli del Padre, trasformare in misericordia il nostro intimo così che chiunque, al vederci, possa riconoscerLo dai nostri gesti, dalle nostre parole, dalle nostre opere di misericordia spirituale e materiale.
preghiera di S.Faustina
per ottenere la grazia di essere misericordiosi
Desidero trasformarmi tutta nella Tua misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. Che il più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile misericordia, giunga al mio prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima.
Aiutami, Signore, a far sì che i miei occhi siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c'è di bello nell'anima del mio prossimo e gli sia di aiuto.
Aiutami a far sì che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle necessità del mio prossimo, che i miei orecchi non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti del mio prossimo.
Aiutami, o Signore, a far sì che la mia lingua sia misericordiosa e non parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di perdono.
Aiutami, o Signore, che le mie mani siano misericordiose e piene di buone azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me i lavori più pesanti e più penosi.
Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza.Il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo.
Aiutami, Signore, a far sì che il mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo. A nessuno rifiuterò il mio cuore. Mi comporterò sinceramente anche con coloro di cui so che abuseranno della mia bontà, mentre io mi rifugerò nel misericordiosissimo Cuore di Gesù. Non parlerò delle mie sofferenze. Alberghi in me la tua misericordia, o mio Signore.... O Gesù mio, trasformami in te stesso poichè tu puoi fare tutto.
Come sempre, invocazione allo Spirito Santo, recita della Coroncina, preghiere di intercessione, in particolare affidandoci alla Beata Vergine Maria di Loreto di cui oggi è la ricorrenza, canto finale della Salve Regina
La Responsabile
domenica 5 dicembre 2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 3-12-2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 3-12-2010
Primo Venerdì del mese.Recita della Coroncina e preghiere di intercessione alla Divina Misericordia come sempre per la chiesa tutta, sopratutto per la chiesa fiorentina, i sacerdoti in crisi, per i seminaristi, per le vocazioni, per tutte le persone e i casi presentati al gruppo, per i cristiani perseguitati nel mondo.
Primo Venerdì del mese.Recita della Coroncina e preghiere di intercessione alla Divina Misericordia come sempre per la chiesa tutta, sopratutto per la chiesa fiorentina, i sacerdoti in crisi, per i seminaristi, per le vocazioni, per tutte le persone e i casi presentati al gruppo, per i cristiani perseguitati nel mondo.
S.S.ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 26-11-2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL26-11-2010
ORA DI ADORAZIONE A TABERNACOLO CHIUSO
Lo sguardo fisso a Gesù crocifisso imparando da S.Faustina ( lettura dal Diario: p.422, nn. 653-654.
Meditazione sul tema: l'importanza del perdono e la difficoltà a perdonare a causa della nostra superbia.
Invocazione allo Spirito Santo pregando con le parole di Mons. Andrea Gemma e canto allo Spirito Santo.
Coroncina alla Divina Misericordia intervallata dal canto: Gesù confido in Te.
Per imparare l'umiltà: recita delle Litanie del Cardinale Merry
Canto di adorazione. Davanti al Re.
Adorazione Eucaristica con meditazione su 10 "regole"secondo la Parola del Signore per liberarsi delle oppressioni e dei blocchi spirituali ( di Don S. Falvo) e aprire il cuore al perdono.
Chiusura dell'incontro invocando l'intercessione della Vergine Maria, Madre della Misericordia, col canto gregoriano del Salve Regina.
ORA DI ADORAZIONE A TABERNACOLO CHIUSO
Lo sguardo fisso a Gesù crocifisso imparando da S.Faustina ( lettura dal Diario: p.422, nn. 653-654.
Meditazione sul tema: l'importanza del perdono e la difficoltà a perdonare a causa della nostra superbia.
Invocazione allo Spirito Santo pregando con le parole di Mons. Andrea Gemma e canto allo Spirito Santo.
Coroncina alla Divina Misericordia intervallata dal canto: Gesù confido in Te.
Per imparare l'umiltà: recita delle Litanie del Cardinale Merry
Canto di adorazione. Davanti al Re.
Adorazione Eucaristica con meditazione su 10 "regole"secondo la Parola del Signore per liberarsi delle oppressioni e dei blocchi spirituali ( di Don S. Falvo) e aprire il cuore al perdono.
Chiusura dell'incontro invocando l'intercessione della Vergine Maria, Madre della Misericordia, col canto gregoriano del Salve Regina.
sabato 20 novembre 2010
S.S. ANNUNZIATA ORA DI PREGHIERA DEL 19 11 2010
Giovanni, capitolo 8, versetti 1-12. Leggiamoli sempre alla luce della Divina Misericordia.
Prendiamo come punto di partenza la conclusione dell’episodio narrato nei primi 11 versetti e che è esposta nell’ultimo versetto qui in esame, cioè il dodicesimo di questo 8°capitolo: Gesù si presenta quale Luce del mondo. Chi lo segue non cammina nelle tenebre ma va verso una precisa meta, e sa cosa avrà: la Luce della Vita. Zaccaria nel suo cantico l’aveva predetto: “egli ha concesso misericordia ai nostri padri…” e:“…grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge (la Luce ha preso una carne, l’ha scelta in Maria Santissima; e una carne che trasudava Luce hanno visto Pietro, Giacomo e Giovanni, sul Tabor) per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”.La misericordia porta in sé la pace. E Gesù, che è Misericordia, è il Principe della Pace, così come lo hanno annunciato gli angeli alla sua nascita. Vediamo come questa Luce operi affinché la Misericordia disattivi le situazioni di peccato che portano solo morte.
Il capitolo si apre con Gesù che si avvia. Per dove? Per il Monte degli Ulivi. Gesù passa la notte in preghiera. E’ lì, nel buio della quiete notturna, che la Parola si ritempra tuffandosi, Luce nella Luce, Cuore nel Cuore del Padre. Gesù eleva il Suo Spirito a ringraziare il Padre, a supplicarlo, ad offrirgli presentandogliele le sue fatiche di Figlio dell’Uomo perché l’uomo, dalla Sua obbedienza alla Volontà del Padre, possa essere rigenerato, con la venuta dello Spirito, nell’instaurazione del Suo Regno. Ma quante sofferenze, per Gesù, da affrontare. Si fa giorno. La preghiera ha termine ma Gesù non si concede soste; torna al tempio, ad insegnare. Sa che i l popolo attende la sua Parola, e l’Amore non si fa aspettare. Si siede. Come un fratello tra fratelli, a comunicare l’annunzio della Buona Novella. Anche altri lo attendono,e non lo amano: gli scribi e I farisei. Ma anche questi sono oggetto della sua misericordia. Anche la donna trascinata lì per un verdetto di condanna a morte su cui vogliono il suo parere, in nome di Mosè, con l’inganno, per accusarlo .Non sarà l’unica volta che i suoi nemici tirano in ballo la Legge e Mosè. Gesù dirà:” non sono venuto a cambiare nemmeno uno iota, della Legge, ma a darle compimento.” E si riferisce alla Legge che il Padre ha dato. Non ai precetti aggiunti dalla tradizione o dalle permissioni umane. Altrove, riguardo un’altra spinosa questione, il divorzio, dirà: “per la durezza del vostro cuore…ma all’inizio non era così….” .
Ecco che la Misericordia entra in azione con gesti di salvezza. Davvero ogni verbo riferito a Gesù implica risonanze tali della Divina Misericordia che, se scritte, non basterebbe, come nota Giovanni, tutta la terra a contenerne i volumi. Davanti al tranello posto dai suoi avversari, Gesù si china. E’ Dio che si china sull’umanità sfigurata dal peccato e comincia a scrivere per terra. Il Padre, agli inizi, aveva usato proprio la terra per formare l’uomo, e l’aveva plasmata con le Sue Dita; e gli aveva infuso il Suo Spirito, perché l’uomo avesse in Lui, per Lui e con Lui immagine e somiglianza. Ma l’uomo si è lasciato sedurre dal maligno. Gesù deve ricreare l’uomo morto a causa del peccato e di nuovo effondere il Suo Spirito perché risplenda per mezzo della Sua Luce nuovamente la divina paternità sul volto dei suoi fratelli. Davanti a Sé ha come terra arida dei morti nello spirito. Allora La Luce scrive sulla terra. Come il Dito del Padre aveva scritto sulla dura roccia delle tavole mosaiche la Sua Parola, perché si imprimesse nel cuore del suo popolo, popolo dalla dure cervice,la Sua Legge, proponendo un’alleanza; ecco, così, con Gesù, Dio porta a compimento quella alleanza, definendola con i termini “nuova” ed “eterna”.L’ attesa del tempo preannunciato dai profeti è finita: Gesù scrive. Ed il tempo che è arrivato è il tempo della Misericordia. Il Figlio col Suo Dito è venuto a scacciare il maligno, e con la Sua Parola e il dono dello Spirito è venuto a trasformare, secondo la promessa riportata da Ezechiele, i cuori di pietra in carne. Dal cuore del Padre al cuore del Figlio, a noi, La Luce. Osserviamo nell’icona della Divina Misericordia come dal Cuore di Gesù ivi raffigurato emanino due raggi di luce, diretti verso i cuori di tutti gli uomini. L’acqua e il sangue che danno testimonianza, nell’effusione dello Spirito senza misura, nella elargizione del sacramento del Perdono. Quella testimonianza di cui Gesù è Parola a cui né scribi né farisei credono, come descritto nei versetti a seguire sempre dello stesso capitolo. Gesù scrive. Vuol far ricordare la Parola scritta dal Padre e data a Mosè. Ma non basta. I farisei sono chiusi, e non comprendono. Insistono nell’interrogarlo .E Gesù alza il capo. Dio fa splendere il Suo Volto sui suoi detrattori, e anche quando è serio,a chi il Signore volge il Suo Sguardo dona la Sua Misericordia e la Sua Pace. il Volto del Signore è il Volto della benedizione mosaica emanante Luce e Fiamma dal Suo Spirito : “sono venuto a portare il Fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso!” Quel fuoco contenuto nel Suo Sguardo Divino, rivolto a fondere la durezza dei loro cuori. Sono i tempi della Misericordia. Non più i profeti, ma Dio Stesso viene a portare a compimento la salvezza dell’uomo per mezzo del Suo Verbo, e con le sue parole La Luce vuol salvare sia i farisei che la donna peccatrice.”Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra. “ Quelle pietre sono i cuori induriti dal male perché non hanno scritto in sé le 10 Parole date a Mosè. I farisei sono costretti a guardarsi dentro, a confrontarsi con la Parola, e alla luce della Verità, essi stessi colpevoli nella stessa proporzione come della stessa cosa per la quale condannano a morte la donna. Sono loro ora che ammutoliscono, si chinano, dai più anziani, ai più giovani, desistono; vanno via. Gesù non accusa. Li costringe alla coerenza alla Parola da loro stessi portata quale motivazione di morte per la peccatrice. Ma Gesù non sottoscrive certo il peccato. E’ il Perdono che effonde la Pace, ma esige conversione e fedeltà alla Legge del Padre. E Gesù ridona voce a chi il male aveva annientato. “Donna, dove sono? nessuno ti ha condannata?” La donna risponde :-Nessuno, Signore.-....” Neanche Io ti condanno, và e d’ora in poi non peccare più.”.Nel compimento della Legge, ecco applicata la legge del Padre Nostro in relazione alla liberazione dal male, e cioè nel chiedere aiuto al Signore nella ferma decisione di non ricaderci più. Caduta l’accusa dei fratelli, anche Dio perdona. Gesù era andato al tempio ad insegnare. E lo fa, mostrando come Egli, Il Dio della Misericordia, vuole che anche noi usiamo sempre misericordia verso il nostro prossimo se vogliamo essere perdonati da Dio, e ci insegna che prima di giudicare gli altri, dobbiamo giudicare noi stessi. Gesù altrove ha specificato:. Non sono venuto per condannare, ma per salvare. Eppure è a Lui che il Padre, perché sia onorato quale Suo Figlio, ha dato il potere di giudicare, e proprio su criteri di misericordia: ”Venite, benedetti del Padre Mio, e ricevete in eredità il Regno…” e seguitando :”via, lontano da Me,maledetti, perché avevo fame, sete,….”.Qui c’è, la condanna. Definitiva. Ma Gesù è in prima istanza Giudice di Misericordia che, dopo essersi chinato, e per due volte, a scrivere, perché “è un Dio paziente, benigno,lento all’ira e grande nell’amore”, attendendo la conversione dei cuori, si alza, e come ogni giudice che si rispetti, dà il suo Verdetto Divino,così diverso da quello umano: è’ il perdono, insieme all’ammonimento a chi è ancora in cammino: và, e non peccare più. E se pecchi, corri da Me, la Mia chiesa ti ridona l’abito bianco nuziale per mezzo del Mio Spirito effuso tramite la Confessione. A questo ti chiama la Mia immagine. Và e cammina alla luce delle Mie Parole e non abusare della Mia Misericordia, affinchè le tenebre non ti avvolgano, rendendo vana per te la Mia Passione, Morte e Risurrezione, e tu rimanga polvere morta, come morti erano quegli scribi e farisei e la peccatrice prima dell’incontro con la Luce. Morti come la polvere scossa dai piedi di chi annuncia invano la Parola, polvere che si è privata da sé stessa dell’azione del Dito di Dio che plasma, libera, illumina, pacifica,e dà in eredità il possesso della Vita.
La responsabile
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